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Ancora oggi esiste una profonda confusione rispetto alle diverse
professionalità che si occupano del benessere mentale.
Lo psicologo o uno psicoterapeuta non somministra dei farmaci a meno
di non aver conseguito una laurea (e ovviamente la successiva
abilitazione) in medicina.
Quando si ritiene necessario (dopo un inquadramento
psicodiagnostico), si può inviare la persona da uno psichiatra per
valutare la necessità di un supporto di tipo farmacologico (è
possibile anche il percorso inverso, ovvero lo psichiatra che invia
un paziente allo psicoterapeuta).
Normalmente è buona prassi dividere i due tipi di intervento, tale
ragione è dovuta generalmente a questioni di carattere psicologico e
relative ad un inquadramento teorico di tipo psicodinamico. Ma tale scelta è da considerarsi in base alle specifiche
caratteristiche della persona e in funzione degli obiettivi
terapeutici individuati.
Lo psicologo-psicoterapeuta basa le sue modalità di intervento sui
presupposti scientifici della cosiddetta "talking cure". Tali
presupposti si sono rilevati efficaci nel trattamento di svariate
tipologie di disturbi di carattere psicologico.
Molti dei pazienti che si rivolgono a un terapeuta possono essere
sottoposti ad un trattamento psicofarmacologico, pertanto è
importante che un terapeuta abbia acquisito una competenza in
relazione alle differenti classi di farmaci disponibili.
In questo caso, si preferisce normalmente mantenere i due interventi
in parallelo, utilizzando due figure professionali diverse, per le
motivazioni prima elencate.
Le classi dei psicofarmaci sono suddivise in base alle sindromi su
cui si dimostrerebbero maggiormente efficaci. Non bisogna
dimenticare che molti farmaci possono avere indicazioni multiple.
Tali classi sono così suddivise:
Ansiolitici
Hanno un'azione sedativa ed ipnoinducente. Le benzodiazepine
rappresentano i farmaci più rappresentativi di questo gruppo. Come
sottolinea Rovetto "sono farmaci talmente diffusi da costituire un
rilevante fenomeno socioculturale della nostra epoca. Spesso questi
prodotti vengono usati in modo improprio per portare sotto controllo
stati di ansia di modesta intensità che in effetti dovrebbero essere
tollerati o affrontati e risolti in altro modo in quanto
costituiscono una dimensione fondamentale dell'esistenza umana."
Antidepressivi
Questa categoria raggruppa i farmaci che generano un'azione
terapeutica sui disturbi di carattere affettivo e in particolare sui
sintomi di tipo depressivo. Esistono varie tipologie (triclici,
antiMAO e gli SSRI). Il gruppo degli inibitori selettivi della
ricaptazione della serotonina (SSRI)
si caratterizzano da un meccanismo di azione comune, rappresentato
dall'inibizione, a livello dei recettori nervosi presinaptici, del
riassorbimento della serotonina. I benefici (malgrado esistano dei
soggetti "non responders") si avvertono dopo alcune settimane
dall'assunzione del farmaco.
Antipsicotici
Agiscono attraverso un'azione mirata a contenere i deliri e le
allucinazioni. Vengono quindi principalmente impiegati nella terapia
delle psicosi. Non sono quindi semplicemente dei
"super-tranquillanti".
Sali di litio
Costituiscono una categoria a parte e sono indicati per il controllo
dei quadri maniacali e dei disturbi bipolari.
In diversi disturbi i farmaci, pur essendo importanti e in alcuni
casi fondamentali per il trattamento di diverse psicopatologie,
devono essere associati (in molti casi) ad un trattamento
psicoterapico per ovviare alle cause e alle motivazioni interne che
portano a sperimentare uno specifico disagio emozionale.
E' importante superare l'alone di diffidenza che spesso
contraddistinguono l'uso degli psicofarmaci, in quanto se assunti
seguendo le indicazioni dello psichiatra, rappresentano
un'importante strumento per affrontare e superare diverse tipologie
di disturbi.
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